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LA A-SCIENZA E TEOREMI IN-ASSENZA

Lettera-saggio
(Aprile 1993)

II Lettera-saggio
(Ottobre 1993)

III Saggio
sull'Assenza

(Febbraio 1994)

Interludio
dell'Assenza

(Aprile 1994)

Sunto del
IV Saggio
di Luciano Eletti

Aggiorna-menti dell'Assenza
a cura dei ricercatori del Centro Studi Assenza

 

 


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Paolo Ferrari

 

Lettera-saggio sull'Assenza, la realtà
e la nuova scienza.

 

Il Principio d'Inclusione.

Egregio lettore,
con questo numero di Zeta di Campanotto continuiamo la collaborazione ben nata nel numero precedente tra il nostro Centro Studi e la Rivista.
Con questa lettera - invito - introduzione - voglio ulteriormente aprire la via alla conoscenza di quello che ormai da più di vent'anni stiamo studiando: una nuova categoria, un nuovo livello con il quale la realtà si mostra e il pensiero pensa se stesso e così pensandosi pensa nuovo e pensa il nulla, ovvero l'Assenza. Voglio subito precisare che la nostra ricerca non nasce semplicemente da una speculazione filosofica o da un diverso metodo o campo di osservazione della realtà.
Anche di questo si tratta, ma non in prima battuta. Ciò di cui noi ci occupiamo è una condizione, uno stato - se così si può nominare - della realtà umana e del mondo del tutto differente da quello che è stato finora, una condizione della quale attualmente abbiamo quotidiana esperienza anche nel modo della somaticità, anche se - come vedremo - all'interno d'una condizione somatica differente da quella finora nota.

Abbiamo scoperto e prodotto al mondo una condizione della realtà, uno stato della materia - se ci è concesso d'esprimerci in tal modo - capace dell'Assenza - come l'abbiamo nominata: abbiamo fatto un vuoto al posto del pieno, un nulla al posto della cosa e abbiamo 'pensato vuoto', un pensare in grado di scavare se medesimo - essere niente, non essere - nel momento stesso in cui si pone, in modo da farsi assente e capiente e cogliere assente la cosa e la sua esistenza.
Caro lettore, è tanto difficile dire di quanto siamo a conoscenza: ci è sembrato impossibile per lunghi anni, nei quali abbiamo indagato la nostra psiche e analizzato i piani dell'inconscio e oltre quello - siamo anche medici e psicoterapeuti - ; scoprire la radice di una nuova ideazione, un'origine mai pensata né esperita dell'essere e del pensare - tale che quello che ci appare è nulla, è assente, non possiede, cioè, quella valenza, quel significato, neppure quel significante che da sempre gli è stato attribuito - , è un'esperienza incredibile, terrifica e grandemente gioiosa, al tempo stesso, e all'estremo, al di là di quanto finora s'è pensato, eppure così prossima a un'esigenza costante e pressante dell'essere umano che vive una vita, muore una morte e sopporta, spesso, un'esistenza che avverte non consona a ciò che lo stadio evolutivo raggiunto dalla specie Homo sapiens sapiens, come più tardi avremmo conosciuto, in realtà non comporterebbe più.

Nel nostro lavoro, prima sperimentale e di laboratorio, poi con l'ausilio d'un metodo particolare di terapia, chiamato 'Attivazione', abbiamo sempre meglio chiarito, prima di tutto a noi stessi, come esistesse un vincolo insito nella cosiddetta natura umana - entro la sua specie - vincolo che non permetteva di liberare la nuova entità evolutiva che si era ormai sviluppata nei vari sistemi biologici cognitivi nei passaggi dall'animale all'ominide e, infine, all'homo sapiens sapiens, di quell'entità chiamata pensiero, ovvero intelligenza, ovvero linguaggio verbale articolato e astratto.
Non siamo studiosi, in modo specifico, dell'evoluzione né antropologi, tuttavia ci è sembrato in modo sempre più evidente come la struttura dell'animale, i fondamenti della sua condizione cognitiva fossero stati trasmessi senza modificazioni sostanziali alla base della condizione umana e come questa si fosse trovata a dover elaborare il mondo e la consapevolezza di sé, essendo a mezza via con una natura non più animale, ma, invero, non del tutto altra.
Come se la specie umana si fosse trovata ad essere prigioniera in una condizione non più sua, bloccata e impotente entro una realtà psicofisica che già da ora più non le appartiene, ovvero non le apparterrebbe se si fosse originata appieno la capacità di pensare. Come se l'attività nervosa superiore fosse tutt'ora stretta in una morsa, non libera d'esprimersi più apertamente e con maggiore intensità, con maggiore finezza e modulazione a causa di legami vetusti ancora in atto con quello che è il soma e l'esperienza della specie animale passata.
Mi sono trovato, da medico, ad affrontare delle gravi psicopatologie che né la terapia verbale né quella farmacologica nota mai avrebbero potuto risolvere in modo congruo.
Io stesso avvertivo da anni in me, all'interno della mia stessa struttura psicosomatica, vincoli, condizioni che conoscevo nel tempo come non naturali, avendo consapevolezza, seppure parziale, d'un livello più profondo e d'un sistema mentale e affettivo di maggiore complessità e motilità.
Avevo consapevolezza, sia pure non del tutto esplicitata, d'una condizione di realtà e d'esistenza più ampia e libera, d'una capienza maggiore della coscienza, d'una più aperta ed efficace capacità dell'apprendimento e d'una diversa origine dalla quale trae la memoria.
Avevo incominciato, ancora da studente, a studiare ed esperimentare negli animali da laboratorio il fenomeno dell'Inibizione, in particolare dell'Inibizione condizionata, quel lato dell'apprendimento per il quale è posta sotto osservazione l'estinzione d'una certa abilità appresa, d'un certo comportamento piuttosto che la condizione di acquisizione. Avevo concentrato l'attenzione su un fenomeno che riguardava la mancanza, la cessazione piuttosto che il suo contrario, fenomeno più evidente, che è l'atto che porta al soddisfacimento. Avevo osservato sperimentalmente in alcuni lavori di laboratorio e, poi, nel comportamento quotidiano come l'acquisizione d'una capacità a estinguere un comportamento precedentemente appreso, pertanto di inibire una risposta acquisita fosse di gran lunga più importante - producesse una migliore disposizione, avesse un maggior grado d'idoneità - per successive prove sperimentali, in cui il compito fosse d'una certa complessità discriminativa.

Contemporaneamente allo studio dei processi comportamentali avevamo incominciato ad indagare il fenomeno complesso dei piani profondi della psiche e della realtà, in generale, e avevamo incominciato ad avere la consapevolezza di come quei luoghi presi in considerazione dall'analisi freudiana e da quella kleiniana, principalmente, non fossero completi, limitati a un certo punto di vista e con l'uso di strumenti d'indagine non adeguati alla realtà in questione, certamente più complessa: di come il metodo dell'interpretazione - mezzo principe dell'indagine e della cura psicoanalitiche - non producesse in realtà significativi risultati terapeutici e conoscitivi, se non in casi limitati e ben selezionati.
Da questi inizi teorici e sperimentali mi inoltrai nell'analisi profonda dei processi psichici, facendo emergere strati che risultano essere al di sotto e altrove rispetto a quelli indagati dalla teoria e dalla pratica consuete.
Misi in luce per mezzo d'un metodo nuovo d'indagine e di terapia - che chiamai 'Attivazione' e che aveva alla sua base l'uso della parola, del suo valore profondo e del suo suono, la radice della voce articolata e della sua componente emozionale e affettiva in una condizione di attiva concentrazione e ideazione simultanee all'emissione verbale - l'esistenza d'un livello mai esplorato entro la psiche dato il quale il soggetto poteva avere esperienza consapevole - d'una consapevolezza ulteriore - d'una nuova condizione dell'essere - l'Assenza - mai fino allora emersa.
Condussi alcuni miei pazienti, con la finalità di superare limiti imposti dalla loro patologia, alla condizione di avere l'esperienza di nascita, d'una nascita specifica, diversa da quella loro naturale - come in seguito mi fu chiaro. Con quel procedimento eravamo passati al di là delle barriere che separano la vita dalla non vita, il nato dal non nato. La patologia, che si manifestava con vari sintomi, era il segno d'una realtà in cui era mancante il fenomeno della nascita e non soltanto come fatto particolare legato a un individuo, a una certa personalità ammalata, bensì - come stiamo a mano a mano scoprendo - come espressione d'uno stato più generale di malattia, sintomo d'uno stato immaturo cui l'umana specie appartiene, stadio imperfetto, non concluso e 'fissato' dell'evoluzione.

Una nuova realtà ne sortisce, complessa di ulteriori relazioni (assenti) e gravida di importantissime conseguenze, perché libera da vincoli antichi e non confacenti, capace di rinnovarsi nelle sue radici prime a contatto del 'pensar nuovo' cui non occorre (per esistere) l'appoggio non cosciente della cosa, come suo rifugio e suo oggetto d'allucinazione.

Pubblicammo allora, 1978, a compimento di quella fase della ricerca un libro dal titolo: "Paolo e il suo compagno senza morte" per le Edizioni Apollinaire di Milano. Era un testo dalla scrittura nuova, rivoluzionaria rispetto a quella fino allora prodotta, non tanto nel senso della sua forma o dei suoi contenuti - ché possono tipologicamente rientrare, se si vuole farli rientrare, in una delle tante scatole che l'uomo usa per difendersi dalla paura del caos e del cambiamento - , ma era un testo diverso nelle sue radici. Ciò che esso provoca entro la mente di chi legge pensiamo non sia mai accaduto: la scrittura si pone non tanto per le sue forme - ripetiamo - fuori dai canoni consueti della comprensione, dell'intelletto e dell'affetto noti, bensì per le sue caratteristiche profonde, a fondamento e causa delle quali produce nel lettore attento istantaneamente un livello nuovo nel modo del pensare e dell'essere, quel livello che ora chiamiamo dell'Assenza.

Attualmente la ricerca incentrata sul sistema dell'Assenza, ne propone i linguaggi, le forme dando il via alle diverse posizioni di tipo scientifico, medico, psicologico, artistico, l'analisi dei segni e la composizione dello spazio letterario - la nascita delle parole e dei legami (assenti) di senso e di suono fra loro, musicale - la scoperta d'un nuovo livello dove i suoni, la relazione complessa fra quelli si può manifestare dando vita a una nuova forma di musica capace di interagire profondamente con la coscienza, con la formazione in essa d'un livello più consono, meglio articolato, maggiormente assente al fine d'una più libera capacità di relazione con una realtà meno costretta e più costruita, maggiormente sensibile e affettiva.

La scoperta del livello dell'Assenza - livello zero, privo della cosità del mondo che è abbaglio della fisicità, del vecchio soma della specie non adeguato al nuovo stadio dell'evoluzione caratterizzato dall'attività pensante - è il luogo nel quale la ricerca attuale sta producendo fruttuosi risultati nei diversi campi di studio e di applicazione.
Viene introdotto un nuovo livello del pensare, che s'origina vuoto, capace d'essere tale in ogni sua manifestazione e, pertanto libero d'un grande potere d'astrazione, di larga capienza perché la realtà si faccia più ampia, complessa e si completi di quel tratto che manca.
Stiamo, ogni giorno, ponendo nuovi rapporti esistenti fra le cose, fra queste e il nulla, ponendo in atto anche forme diverse della concettualizzazione, essendo rivoluzionata all'origine l'ideazione.
Ci siamo posti in questo nuovo luogo, un luogo speciale con uno speciale statuto del tempo e dello spazio e da questo osserviamo la realtà e le sue modificazioni indotte da questo nuovo pensare. Siamo arrivati recentemente a formulare un Principio di Realtà che comprenda in modo più completo la dimensione di questa e le sue nuove relazioni che derivano dalle scoperte fatte sulla base d'un pensare che esca dai canoni e dalle categorie usuali della condizione somatica e psicologica - intellettuale e affettiva.

 

Tale Principio è così formulato:
"Principio d'Inclusione (di realtà).

Se la realtà è osservata in un sistema d'osservazione che si ponga al di fuori di quella (realtà) fino allora nota, ovvero diversamente da quella, ovvero oltre i limiti della conoscenza fino allora consueta, la realtà si comporterà nel modo secondo il quale funziona l'osservazione, si comporterà, cioè, in accordo con il sistema complesso che la osserva e la pone.
Da ciò consegue che se l'osservazione è sufficientemente potente e libera dai vincoli del sistema noto - almeno per alcune sue parti - produrrà predizioni e fenomeni di larga coerenza e di chiara puntualità in corrispondenza con l'apparato complesso teorico e sperimentale già insito nel sistema stesso d'osservazione non necessariamente espressi sul piano evidente".

Osserviamo quotidianamente come la realtà - non pensata soltanto quale ente metafisico, ma anche e soprattutto come ente fisico, d'una fisicità altra e più complessa, più vuota, non fissata dai precedenti metodi mentali aleatori e riduttivi - sia essa stessa in evoluzione e possa comprendere i 'nuovi nati', le profonde e ampie modificazioni che l'origine d'un pensare - d'un'attività nervosa centrale potente e consapevole - mai prima esistita può generare.
Finora nell'analisi dell'evoluzione due entità distinte erano state prese in considerazione: la specie e l'ambiente. Distinzione tra due entità che riteniamo grossolana, priva della complessità sistemica dovuta, per la quale, invece, si dovrebbe pensare a una condizione più ampia, non fatta unicamente di fattori dell'evidenza, essendo lo sviluppo non solo della materia visibile, bensì anche di tutti i fattori, gli eventi non visibili, vedi l'inconscio e il pensiero.
La realtà di cui parliamo è realtà del pensiero, d'un'attività pensante più aperta e vuota capace di conoscere livelli maggiormente compiuti della materia e della sua assenza.

Caro lettore, ci appare sempre più chiaro come sia mancante nello stadio attuale dell'evoluzione un passo, quello che differenzierebbe definitivamente l'uomo dall'animale, passaggio guidato non più dal caso e dalla necessità - la legge generale e approssimativa dell'evoluzione - ma dall'attività pensante capace di distaccarsi dagli antichi legami con i precedenti stadi evolutivi.
Andiamo scoprendo giorno per giorno un piano di grande estensione e profondità - l'Assenza - , del quale l'attività pensante finora manifestata nella specie, con i suoi corollari: la coscienza, l'intelletto e la razionalità, e poi, l'affetto (cosciente) e la conoscenza dell'altro, non sono altro che un aspetto, un abbozzo non affatto risolto di quello più ampio.
L'attività pensante, cosciente e affettiva, i rispettivi linguaggi, finora esistiti, sono ben piccola cosa rispetto a questo nuovo livello, sgombro d'inconscio, libero e vuoto, pronto a generare livelli complessi di realtà, d'un osservatore e d'un osservato con maggiori probabilità di distacco, di minori influenze reciproche e retroattive erronee, invece con maggiori gradi di conoscenza astratta - migliori e più articolati linguaggi - e d'affetto razionale.
Finora all'uomo non è dato realmente di conoscere il diverso da sé; egli conosce il simile, la sua proiezione, eventualmente controllata e sublimata, a mano a mano che la civiltà si pone, ma non può produrre nulla che non sia ancora l'immagine riflessa di sé.
Nel nuovo campo d'osservazione, in cui ci siamo posti, l'altro - persino l'Alterità assoluta - è posto ed è riconosciuto nella sua interezza e, pertanto, è concepito con il più ampio e libero affetto.
In questa nuova condizione si spalancano le porte del mondo che si mostra oltre i suoi confini, oltre l'identità consueta delle cose, perché ora non occorre, perché il mondo esista, la fissità eterna della cosa chiusa nell'identificazione di sé come proprio riflesso. Nasce una condizione di nulla, come detto, d'un nulla particolare, un'elaborazione di quel nulla che tanto ha terrorizzato nelle ere, fin al suo originare, la vita dell'uomo: questa si fa più assente, più povera di virulenza, meno bisognosa d'affermarsi e di replicarsi in modo prepotente; così, più quieta, più mansueta, si fa pronta, adeguata alla comprensione d'un campo vasto quanto è il nulla di cui la cosa è minima parte, pura evenienza e non certamente la più importante, la più vera e complessa.

Il metodo nuovo (d'osservazione scientifica).

Il 'Principio e il concetto d''Inclusione' da noi introdotti nel campo della realtà, nel quale nulla, proprio nulla, è escluso, anzi, il nulla anziché la cosa - ribaltando l'assioma del pensiero occidentale per cui la domanda è "Perché la cosa invece che il nulla?" - si fa presente in ogni stadio dell'osservazione e dell'evoluzione, poiché nulla è la regola, è la capacità perché il reale sia, e sia, pure, manifesto nel suo modo, complesso e di attiva sistematicità, d'una espressività particolare, specificata nella radice vuota, ovvero nella radice della più completa e somma differenza. Diciamo 'particolare' e 'specifica' non perché di una minore parte si tratti, ma perché, al momento - dati i modi del pensare e del sentire consueto - la realtà ha bisogno di mostrarsi per quella che è, cioè concreta della cosa, e non (ancora un) nulla, libera nella radice di essere come di non essere.
Vogliamo ribadire che non di un problema metafisico trattiamo; usiamo i termini d''essere' e di 'non essere', di 'realtà', in modo più 'concreto' e specifico della modalità dei linguaggi consueti, come entità 'fisicamente' esistenti, sia pure d'una 'fisicità' differente dal concetto e dall'esperienza del mondo fisico finora in atto.
Il nostro produrre concetti si pone nella 'differenza', cioè in quello stadio della realtà non occupato ancora da cose e da pensieri-cosa; in questo anfratto il mondo è pronto a mostrarsi in modo differente, altro da quanto finora generato.
Usiamo il termine e il concetto di 'generare' perché dal luogo d'osservazione in cui siamo posti, non esistono, come detto, due entità separate - il soggetto e l'oggetto; il soggetto e l'ambiente - , di quella separazione imperfetta e imparziale, di quel distacco incompiuti; esistono - poniamo in esistere - , invece, relazioni maggiormente complesse; sovrapposizioni d'ordine differente da quelle in uso nelle cose consuete; e 'assenze' che producono valori di realtà secondo metodi d'osservazione scientifica ben più complessi di quelli finora pensati e attuati.
In conformità al 'Principio d'Inclusione', da noi formulato, che può essere considerato come un ampliamento e approfondimento del principio antropico, arricchito dall'evento non affatto improbabile d'una realtà in evoluzione - capace di comportarsi e di 'generarsi' in accordo ai sistemi d'osservazione e della loro capacità di aprirsi a nuove condizioni maggiormente complesse e di più alto livello d'interezza rispetto a quelle in uso fino al momento attuale in osservazione - , sarà una modificazione radicale dell'attività pensante a produrre una modificazione sostanziale entro la realtà, che si comporterà in accordo alla modificazione in atto; e poiché riteniamo che il mutamento radicale sia essenzialmente o meglio, unicamente quello d'una condizione di maggiore grado d'assenza, d'astrazione e di più alto livello di complessità e simultaneità (assenti) insiti nell'osservazione per 'assenza', si può considerare che la realtà muti in funzione del pensare per 'assenza' e che il suo mutamento generale - l'evoluzione - si sia attuato come funzione del sistema assente, sistema che è in grado d'abbracciare il campo del nulla, ovvero di pensare radicalmente nel modo della differenza che sono campi più ampli e differenti rispetto a quelli solitamente e ordinariamente posti in essere.
Caro lettore, la mia lettera si sta facendo un po' troppo lunga e, mi sembra, anche di non semplicissimi accoglimento ed elaborazione. Ma non ho alternativa al momento: la scrittura e il modo di trattare il tema in oggetto hanno la misura cui attualmente sono giunto chiarendo e semplificando dopo tanti e tanti anni e tappe successive volte al continuo perfezionamento delle ipotesi, delle tesi.
L'Assenza è un tema di grande estensione, è un luogo mai esistito al mondo; il pensiero, finora, ha tenuto fuori di sé la sua dissoluzione, il suo annichilimento e ha rifiutato costantemente d'essere messo alla prova da una siffatta condizione entro la quale esso fu costituito, ma che, ora, è il luogo del suo superamento, ponendosi un livello dove (il) pensare è vuoto, è atto mancante, ma mai occultato né omesso. E' luogo d'accoglimento capiente, è silenzio ed è capacità d'esistenza di relazione più ampia ed elaborata, di qualità altra per cui nulla s'affaccia all'esistenza se non in una relazione d'assenza, ovvero in una relazione in cui è dato il distacco consapevole e assente.
Introdurre questo nostro tema entro il pensiero e disporlo possibilmente nel centro della natura umana, date le ristrettezze con cui essa opera attualmente a causa di vetuste categorie della mente e incompiute capacità dell'affetto, equivale all'avere a disposizione un contenitore, piccolissimo e ridotto - la natura umana - entro cui versare questo patrimonio esteso e profondo, senza confini artificiali qual è l'Assenza.
E' questa simile a un mare, un mare vuoto, è l'infinita - la più che finita - dimensione del nulla, d'un nulla particolare, non il fragile e terrifico nulla della mente umana così come attualmente è da quella pensato (per immagine).
E' il diversamente, è l'Altro, contenibile in un sol punto e in tutti i punti dell'universo vuoto. La mente così com'è attualmente è un piccolo e ridotto contenitore, limitata entro le parti che essa stessa ha costruito al fine di sostenere e controllare uno stato di realtà e, al medesimo tempo, le proprie funzioni in una condizione di semplice e ridotta unitarietà, ché, altrimenti, le cose sarebbero sfuggite da ogni parte, essendo quella realtà propensa al disordine, alla disseminazione se priva - com'è di solito - del livello dell'Assenza.
Siamo consapevoli che proporre la condizione dell'assenza in qualità di universo esistente, concreto e reale, al posto di quello finora sostenuto - dell'essere e del mostrarsi - equivale all'invito a una rivoluzione radicale nella visione del mondo e nel soggetto che osserva quel mondo. Proporre una dimensione fatta del nulla e con la facoltà d'essere tale, senza alcuna tendenza alla distruttività o alla dissoluzione negative, è l'immissione nel campo della realtà d'una nuova condizione paradossale non facilmente accettabile né risolvibile nella logica finora vigente. Mettere al centro del mondo la sua stessa assenza - che è luogo anche d'affettività, d'un affetto vuoto, ma non insano, anzi, della sua maggiore espressione possibile senza ambiguità - è una proposta che modifica di 360° la normale comprensione delle cose.
Allora invitiamo calorosamente la ragione, perché si faccia più docile e mansueta e così colma d'affetto, ricca di tale componente che sgorga dal piano dell'assenza, si disponga benevola a cogliere il nuovo. Quella novità a cui - noi pensiamo - può disporsi la specie umana, per ora grandemente immatura, capace soltanto di brevi e limitate performances con all'origine l'assenza come si può ritenere siano il pensiero e la coscienza, espressioni abbozzate di quella, così come lo sono i balbettanti modi dei linguaggi astratti o i precari equilibri della mente e persino l'incerta postura eretta.
Fino a qualche tempo fa ritenevamo che il passaggio qui dichiarato fosse impossibile nella fase attuale dell'umano. Pensavamo che occorressero migliaia di anni, così come era stato il tempo necessario per la successione delle tappe evolutive e dei gradini intermedi nell'ambito di ognuna di esse.
Recentemente ci sembra, invece, che il tempo si faccia maturo, il tempo è ora accelerato, più idoneo - se non per i livelli più complessi e più vuoti dell'assenza, se non per la cognizione e l'esperienza d'un pensare ch'è nulla e unicamente nulla - , per una via intermedia in cui è probabile l'esistenza d'un pensare e d'una coscienza di qualità superiore a quella finora espressa dalla condizione della specie, e, insieme con quella, un miglior grado, qualitativamente superiore, dell'affetto razionale che generi condizioni di libertà compiuta nei singoli uomini entro di loro e nei rapporti reciproci tra le differenti culture e società che abitano il nostro universo.

Caro lettore, siamo giunti alla fine della nostra lunga e ardua lettera-introduzione-saggio. Abbiamo trattato temi che soltanto da poco tempo osiamo trattare con un pubblico più vasto ed eterogeneo che non abbia seguito da vicino la nostra più che ventennale ricerca. Attualmente, tuttavia, questa è più a portata di mano e di pensiero, quelli consueti, per cui il nulla non è più tanto inavvicinabile, così come il linguaggio dell'Assenza è meno altro e vuoto.
In questi lunghi anni di ricerca - la ricerca ebbe inizio probabilmente ancora più indietro, entro le 'cellule' fisiche e mentali dell'evoluzione della specie e soltanto attualmente s'è manifestata - abbiamo prodotto, oltre al lavoro scientifico e clinico, anche altre attività relative al campo cosiddetto artistico, nel campo delle Lettere e in quello della Pittura e, in particolare, della Musica.
Tali campi hanno accompagnato le diverse fasi della trasformazione: la 'cosa' s'è fatta a mano a mano meno cosa, fino a divenire il nulla; e questo s'è manifestato su diversi livelli entro l'anfratto della 'differenza', quel luogo dal quale originano le forme nuove.
Sono in preparazione alcune opere, una, dal nome "Europa, o l'Assenza" è in forma di poema e tratta della differenza e del nulla, della specie immatura e della sua possibile e probabile futura mutazione e sarà pubblicato dall'Editore Campanotto, fra breve.
Un'altra, l'opera teorica, che diede inizio alla formulazione della conoscenza del nuovo fenomeno: Dell'Assenza. Di alcuni tratti della scienza e della realtà nuove: i foglietti della teoria e della pratica" pure sarà pubblicata, in diversi tomi, presso il medesimo editore, un poco più in là.
Nel precedente numero della rivista abbiamo presentato varie poesie, due lezioni tenute dall'Autore della presente lettera l'anno passato, insieme al curriculum scientifico e 'artistico' con la presentazione fotografica del Centro Studi da lui diretto e dove, con altri collaboratori lavora, e, in particolare, svolge l'attività di medico-psicoterapeuta.
In questo numero presentiamo la riproduzione d'un'opera della serie "Le sconfitte", dal titolo "E la scienza a cavallo", fatto d'una tecnica a più livelli.
Una serie nata nel 1984-'85 - opere a più stratificazioni, luogo-non luogo della simultaneità assente - , per dire e generare un livello 'assente', quel livello dove l'Essere è 'sconfitto' e si assenta nella centralità: si fa da parte perché l'Altro possa affermarsi, libero da vincoli e generatore di leggi sue proprie.

Presentiamo anche un breve pezzo-testo di musica per doppio pianoforte (assente); lo indichiamo qui anche con il termine "testo" come luogo(-non luogo) dove la musica non è unicamente valore a sé, condizione del suono e del silenzio puri e semplici, ma è condizione essa stessa di studio e di ricerca - essa stessa luogo-non luogo collegato con gli altri atti del nuovo pensare e della sua Assenza.
Non che tale musica sia nella scrittura o nella sua espressione palese differente dalla musica cólta dell'Occidente: com'è evidente, la scrittura della composizione si mostra con una struttura analoga a quella della composizione classica, qui disposta su due livelli, che suonano simultanei, il livello 01 e il livello 02, livelli differenti e complementari dell'assenza, atti a far sì che la realtà del suono abbia la più completa e complessa rotazione.
E' altresì vero che all'ascolto profondo e vigile, risuonerà altra - rispetto a tutta la musica nota - essendo le relazioni tra i suoni (tra le note) - antisuoni, antinote - relazioni per assenza, relazioni, cioè, non di vicinanza o analogia, né di lontananza, nel significato usuale della parola, bensì relazioni in cui le altezze tra i suoni e gli intervalli sono trattati sulla base d'una cognizione e di un'esperienza nuove del suono e della realtà tutta.
La radice del suono è ascoltata e conosciuta in assenza ed è essa stessa assente; questa musica è composta e vuota risuonerà, pertanto, di relazioni vuote, di intervalli e di legature non 'sature', nel senso che non conducono in nessun luogo noto prestabilito da leggi dell'orecchio e della mente. E' musica non solo atonale, ma atopica - priva di luogo e di tono - : esprime essa e genera stadi della conoscenza e dell'affetto finora sconosciuti e non posti sul piano dell'esperienza immediatamente evidente, producendo in profondità modificazioni nella struttura sostanziale dei corpi (e delle menti), essendo il suono componente fondamentale del tessuto compatto della materia fisica e somatica.

Caro lettore,
con ciò ti saluto e ti ringrazio: spero che tu abbia avuto la benevolenza, la costanza e il coraggio necessari a seguirmi fino a questo punto. Sappi, inoltre, che lo scritto qui presentato sgorga spontaneo e libero, pur tuttavia definito fin nel suo ultimo fondo, più volte finito e astratto, così come concerne la musica che presentiamo; il suo è antisuono, che mi precede spesso nelle mie esplorazioni e che interrogo come la mia Musa e il mio oracolo, perché con le sue complesse relazioni - anti relazioni - mi indichi lo stato del sistema ch'è in evoluzione: mi accenni la strada per quanto concerne la scienza delle cose, perché sono libere (nuove sostanziate), capaci anche di non essere (pura assenza, puro nulla).

E' mio augurio che almeno qualche aspetto di quanto vado sperimentando da lunghi anni e conoscendo in un sistema composto da un metodo scientifico nuovo e radicalmente diverso tu possa accettare e accogliere, perché non vada disperso o non giri troppo a lungo ramingo e solo a cercare un luogo-non luogo che lo ospiti e nel quale possa poggiare il capo, o uomo, improbabile dall'Inizio, già ora disposto nel Futuro.

Con cordialità.

Paolo Ferrari

 

Dott. Paolo Ferrari
Istituto di ricerca e La Cura - Via Stromboli, 18 - 20144 - Milano - tel. 02/4699490