CHE COSA VEDIAMO QUANDO VEDIAMO?
Il vedere nuovo nellAstratta Commedia
di Luciano Eletti
Se
teatro nella sua radice (théa: il guardare, vista) significa il
luogo per lo spettacolo, non sembra termine adatto a definire il
topos dellAstratta Commedia, dove non vè spettatore
che possa limitarsi a guardare e lesistenza dello spettacolo stesso,
nel senso del qualcosa che accade sotto gli occhi, è opinabile
e per certi versi irrilevante; la locuzione Teatro dellAssenza apparirebbe
doppiamente insensata, sia per letimo sia per lAssenza, la
quale, nella fase attuale di Homo sapiens, è il mondo del non-visibile. Se però cogliamo lintrecciarsi storico-culturale della radice sua più profonda, che è la stessa della teoresi, del vedere con la mente, e facciamo coincidere lo spettatore con luomo teoretico (nel senso della derivazione di theoría, lo stare osservando, da theorós, colui che dà uno sguardo, spettatore, e del loro accostarsi), possiamo ben pensare appropriato lutilizzo del termine teatro, pur considerando il peso della dicotomia platonica anima-corpo agente nellattività teoretica. Lo scopriamo ancora più appropriato a definire codesto Teatro dellAssenza se ricordiamo che insita nella sua radice è anche la meraviglia (thaûma), di cui la filosofia stessa è figlia. Theáomai significa allora un vedere astratto con meraviglia. Se inoltre pensiamo alla visione (alla teoria) dellIdea al vertice della scala dialettica nel Simposio platonico, un vedere che è un non-vedere il Bello in sé nel suo tópos átopos, latto del vedere nel senso originario, una vertigine ci coglie, uno spaesamento che è sradicamento dal mondo già dato (nella percezione e nel concetto), un sentiero stretto ci si apre e intravediamo lapertura di un luogo propriamente teatrale, come luogo dellilluminazione di un mondo, diviene pensabile, come già posto alla nascita della nostra cultura, un teatro delloltre-uomo in quanto luogo dellapparizione dellaltro, dellepifania, per esprimerci altrimenti, di homo abstractus. Il Teatro dellAssenza include e conduce altrove (nell altrove postulato in forma immaginativa dalla ragione di homo sapiens) lessenza del teatro sinora conosciuto, agito sopra un piano eccedente dessere e dessere eccedente. Da quel piano esso parte, giacché lattore ed i partecipanti ivi giacciono allinizio, per tramutarlo. Lessenza del teatro, il teatrale, si mostra allora nella sua assenza. Lo spettatore che non diviene teoretico non vede niente; il teoretico vede le cose nulle della loro materialità concretamente fissata, il nulla delle cose. Il teatro porta a un non vedere simile alla cecità indicata dalla mistica speculativa: per vedere Dio bisogna essere ciechi. Porta alla luce del sole un mondo altro, ma per gli uomini assuefatti alle ombre (delle idee) nella caverna lo splendore equivale alla tenebra più cupa; occorre girarsi completamente (una metanoia) per poter vedere la luce. Nulla, propriamente, è da vedere con gli occhi di una mente a-mentale; il mondo si fa quel nulla, la materia svela il vuoto che la intesse. Nessun velo deve pudicamente coprire il niente, nessuna ragione estetica deve convincerci a vivere: il nulla è altro anchesso, nientaffatto nichilistico, vacuo e sterile, bensì affettivo e razionale, astratto e generatore. Allora, attraverso lo sparire, lo svanire del mondo fintamente multicolore, il dissolvimento, appare linvisibile. Il teatro è la vita, si ripete spesso ritenendo di onorare il teatro; dal punto di vista del teatrale qui individuato potremmo invece osservare: a che serve un teatro che non vada oltre la vita? quella arcinota? rinchiusa nel circolo più vita-più morte perché non pensata e fatta propria questultima, ma scacciata nel modo dellistinto? Anziché strumento di ripetizione della vita, il teatro ci conduca su un piano più reale del reale, dove sia vita che è più che vita, oppure perisca. Come può arrivarci lo spettatore teoretico e lattore non-attore (la cui condizione rispetto al primo non è privilegiata in quanto parte attiva contrapposta alla passiva, giacché è la loro relazione costitutiva del teatrale)? Occorre innanzi tutto mollare gli ormeggi, allontanarsi dalla riva accettando il distacco dalla patria (la terra dei padri), fino a non vedere più la terra, poi non chiedersi mai come solcare il mare aperto e ignoto. Navigare necesse, vivere non necesse. La struttura assente dellAstratta Commedia, rompendo ogni anticipazione (ma anche ritenzione) scenica, del gesto, verbale, dellazione, rende possibile al non-attore cedere la maschera dellIo (la persona); con ciò stesso vien meno lo spettatore con le sue attese e intenzionalità: il morire dellessere personale è condizione del transito al nuovo stadio della specie Homo, dove davvero la persona, secondo la favola, cerebrum non habet. La delimitazione tra attore e spettatore scompare insieme con quella tra le varie personae del Teatro dellAssenza proprio mentre esse conquistano, paradossalmente, una specificità affatto nuova. E possibile il confluire delluna nellaltra in termini che potrebbero essere oggetto di indagine sperimentale, utile alla comprensione della nuova funzione di a-persona-attore e a-persona-spettatore, del continuum sessuale ultra-individuale, che avviene in un continuum vacuum sempre variabile (il Teatro vuoto), al di là del maschile e del femminile di arcaica derivazione somatopsichica, prima ancora che antropologico-culturale. Lo svestirsi del proprio sesso, anziché il travestirsi in quello altrui, lo scavare sotto la sessualità coattiva di origine animale, crea uno spazio vuoto per una nuova storia affettiva tra i sessi, esempio questo di rilevante contributo che il Teatro dellAssenza è in grado di dare come corollario di sé. Un vedere astratto con meraviglia la non-cosa è latto proprio del teatrale, sia per lo spettatore sia per lattore (entrambi intesi come preceduti da a privativa), un cogliere la Cosa in sé oltre il fenomeno (la cosa concreta) per noi, perché sopravanzati di continuo, teoretici ed agenti della in-azione scenica, dal mobile tessuto dalla fittissima trama, complessità a più dimensioni simultanea ed assente, che lAstratta Commedia genera se assecondata, in quanto medium, contenitore e catalizzatore del nulla capiente, del sé assente nouminoso e vertiginoso. Paradigma del teatrale è lesser tolto delloggetto, sia esso mentale o fisico-sensoriale (o ambedue gli aspetti). La cessazione delloggetto, anche in un solo punto, è levento che modifica lequilibrio vita-morte predominante in Homo sapiens e sospinge questi oltre limpasse evolutiva conseguente al mancato distacco dalla passata storia biologica. Perché la scomparsa avvenga nella-sistema del Teatro dellAssenza una disposizione specifica dei partecipanti è parimenti fondamentale: un livello minimo di difesa abbassa la soglia allassunzione di parole e gesti che costituiscono lazione della Commedia (una macchina pensante) come tragitto atto a dar forma e luogo, almeno in parte, allo stadio assente che si attua attraverso una sorta di trance non ordinaria, vuota, priva di eccitazione o esibizione. Entrati nella loro interezza, di mente e di corpo (una ulteriore identità), in tale condizione della-mentale, i partecipanti dispongono dellatto della parola e del gesto capace delloscillazione danzante, dellattivazione che svincola dallimmobilità della coazione a ripetere causata dalla limitata oscillazione di Homo sapiens intorno al punto dequilibrio di una vita che ha presenza forzosa e di una morte che ad essa si oppone concreta. Il Teatro dellAssenza non è dunque uno spettacolo, uno psicodramma, unopera musicale (la musica vi svolge un ruolo formale: disegna lo spazio e apre il tempo dellaffettività assente), non intende farci pensare, non ci introduce a una mistica pragmatica, a una metafisica in atto, pur includendo di volta in volta anche questi lati, in parte, talora esteriormente, in modo inessenziale. E un trasumanar (come un guarire della specie) di Homo sapiens verso una figura ultra-umana in nuce in lui, quellHomo abstractus che è sua potenzialità dallera lontana in cui il rapido sviluppo della neocorteccia encefalica ne fece un animale diverso; miti, religioni, poesia e filosofia ne hanno sempre implicitamente parlato, pur sapendo che significar per verba non si poría. Il Teatro è il mezzo, un laboratorio sperimentale, al momento ritenuto più idoneo di altri, un metodo per tracciare la via dellapprossimarsi al nuovo stadio della specie e per misurare la distanza percorsa. LAstratta Commedia preannuncia un nuovo vedere in un corpo vuoto degli antichi legami, invita ad uno sperimentare cui le parole non stanno dietro: Da quinci innanzi il mio veder fu maggio/ che l parlar mostra, cha tal vista cede,/ e cede la memoria a tanto oltraggio. |