Sparizioni: i torrioni mancati?
I bastioni
azzerati! Le città trasfigurate!
"Sparire"
forse è traccia più lieve. Sparizione del luogo: nello spirito-spirito-spirito
(Voce forte). No, in spirito ha spirito l'effetto di condurci là
dove già la teoria della sparizione della traccia era stata formulata.
Negli anni passati.
E strani spiriti a strati mirano ad arrestare lo scrivere di traccia.
Spiriti del pensiero aleggiano sulla carta.
Pensieri in libera uscita.
La parola "uscita" propende per il rallentare: traccia su traccia.
Ancora un rallentamento, non più libera uscita.
C'è invero un prolungamento. Un pensiero non scompare, e non apprende
il nuovo.
Perciò - io dico - il mio cervello udiva udiva spalancando "udite
udite!", segnali di breve e lunga pausa nella sortita di una vibrazione
estesa a tutta la nostra specie ora vivente.
Domando al personaggio, a quello muto.
E alle campane a forma di bomba.
"La massa può diminuire?
Insomma, senza sparire".
Siam fermi: quel che è scritto, quel che spariva dagli esseri terrestri
spariva dall'esistere e l'essere stesso. Spariva esistere? L'esserci si
dileguava?
Sì, cessava con il pensare il pianto dell'esistere, e fece scia.
La traccia della nostra mente: personaggio muto, la seconda parte della
verità.
Quel negarsi al nostro vederci meglio. Il personaggio muto.
Sottrarre materia alla traccia. Traccia latente. Nel nascondiglio del
padiglione auricolare, dove fisiologicamente riposa l'equilibrio.
Ma non è finita!
Assomigli alla signora di fronte?
Sì, corpo assieme. (Corpo).
Non dico corpo. Dico corpo. E tolgo corpo. Ci siamo?
All'incremento dell'energia aumenta la massa.
Avevo capito. Avevo un pensiero; un pensare si era arricchito.
Non aver resistenza permette, duplica, permette, raddoppia: la massa si
accresce di energia, la forza si annulla, la massa accresce la forza e
l'energia.
Al corrispondere in forme, all'integrarsi delle due figure, dei due corpi:
forse dico "corpi" ed li sottraggo entrambi ad essi associando
armonia e concordia. Il disarmo senza condizioni?
"Re, dove agisci?".
Nei sotterranei.
Peso, penso te ne vai? Dal pensiero, pesarne la scia.
La problematicità del pensare in un solo individuo.
Esiste l'individuo da solo?, ma dài, suvvia la voce. La voce tua.
La voce del pensiero. Ssss!
Silenzio!
Allora reale s'addice alla realtà; ad ogni segmento di questa abbiamo
aderito, conformemente alla vita di entrambi.
Entrambe le signore; non hanno esplorato il personaggio, per carità!
Ma c'è misura e forma del diritto.
"Traccia, traccia!".
"Sta' accorto!. Fermati lì".
Figliolo, c'è pusillanimità e pusillanimità. Animale
subito fece sventolare la coda e di nuovo siam degni d'essere uomini.
Ciò equivale a un esercizio ben fatto; alla dimostrazione del metodo,
la traccia non ha da restare; l'apprendimento con ciò è
accertato. Dov'è mancante la mancanza d'essere.
"Accertato", l'impronta di cui lascia la scia.
Accadeva al pensiero di poc'anzi; non aveva alcuna intenzione di terminare.
La fine ha fine? Sì. Ha fine la fine e capitombola al piano inferiore?
Sì, Amleto; la fine ha la fine che si merita e che in essa cresce.
Eppure quella particella "che" lascia un nonnulla, un margine
infinitesimale.
"In offerta alla specie il prossimo anello del cosmo dischiusosi
sulla montagna di luce".
Ora è lanciato la sfida e io ne corro il rischio.
Il personaggio; il secondo essere persona, o re, tace e tace veramente.
Anche se il "tacere" abbandona il campo, perdendosi il nonnulla
marginale: c'è scampo e così via.
La sconfitta, mancanza dell'essere. Ce ne addoloriamo.
Sconfitta breve perché non lascia, si lascia - lasciare - e non
termina. Ci abbandona poveri in carne e ossa. Moriamo!
"L'errore?". "Dov'è l'errore che salva?".
Personaggio? Ti chiamo. "Erroreee ... " ad alta voce. "Più
forte".
Giustamente esso tace.
Allora chi parla? "Errore!". Ti chiamo di nuovo.
Me o io; me o lei. In lei - notiamo - che ad ogni intermezzo del suo disporsi
a pensare, c'è immagine doppia; si infila negli occhi; lì
non sopporta che alcun altro si soffermi e la interroghi; colga in vece
sua la tristezza di qualche mondo umano.
Nel sopraggiungere di qualche afflato dolente e umano, di una qualsivoglia
attenzione a lei dovuta, abbiamo sollevato lo stordimento d'una mente
da richiamo.
Perciò attesa, l'attesa che ciò finisca. Finisca sotto i
piedi. Ché il pensiero cessi una volta per tutte!
Il miracolo non s'intrometta nella nostra conquistata libertà di
oggi.
Il pensiero di sempre ha da finire!
Il pensare ha da sfiorire, svanire. "Hai problemi in ciò,
Amleto?".
Abbiamo aderito a quasi tutti i pori; dall'alto in basso, attraverso cui
finire; però in essi non si termina mai ... Tu io noi unanimemente
obiettori di nulla: di quel nonnulla marginale?
Mi fai luce con quella lanterna? (Vedere sul margine).
(L'occhio a destra mentre mi osservo?).
Ma Polonio, dove andiamo a finire?
Che debbo fare?
Che debbo dire?
E siamo alla tua schizofrenia.
Le schizofrenie; più d'una la grave patologia.
Il terzo personaggio.
Urge: e le
bestie.
Urge: vedemmo bestie in essere umano.
Urge dignità. (Arresosi al suolo).
Hai notizie di lui?
Già mi offese.
Ma che dici mai, scherzi? Mio complemento di luogo?
"Punto interrogativo": l'interrogativo si svolge a sinistra.
Poi si fece al centro; al centro scostato d'un millimetro: "Mamma,
mamma" chiamò dalla veranda. "Hai luce?" dic'io.
Hai luce, dice in altro, in lei mi pare.
M'interrogò.
Vedo chiaro.
Energie e masse fanno da sponda al vedere, tu o me, al richiamo?
Uomo, uomini, infanti. Morienti! Morire di noi al posto di loro. Remunerare
la vita.
Freno, stupido! Spintoni tra la tua gente.
Imperatore, sciacallo! Tiranno! Maschio insolente!
A Metti la camicia di forza!
B In te mi sprofondo.
A O umano, chiarissimo mio attendente.
B Urge: pensare pensare. Urgenza
dell'essere.
A Urge: migrare di mente in mente.
B Urge: auguri, vai in quell'angolo
del ponderare.
A A pensare; a trasmigrare.
B O figlio! Figliol tuo!
A: Ho male.
B: Sei malvagio. Sono infermo.
A: Sono nato da figlio.
B: Sei invecchiato e non c'è
merito in ciò.
A: Di che? di che, amico mio? Di
che, m'incolpi?
B: Sei falso, ma non del tutto. Perciò
è più arduo il pensiero di te.
A: Se stendi per bene i tuoi panni,
approverò l'azione tragica con cui tu avresti la possibilità
di sopravvivere.
B: Tu mi sei figlio, un dono fortuito,
ma anche fortunato.
A: Grazie, grazie, in fondo alla
bocca, lo so.
B: Ho voglia di spingere; spintonare
indietro il capo così che un effluvio di sentimenti inondi le sponde
dorate nella verità del giorno, a sollievo di tutta l'umanità:
dono dono dono, prigione dorata. Vecchio compagno, infante d'amore.
B Dottrina illiberale. Regola innaturale!
B. Dottrina delle bestie. Legge del
popolo.
A L'ho rimessa al suo posto.
B. Non hai lingua a sufficienza per
comandare.
A. L'ho separata da me; perciò
è lingua d'umano e non della bestia.
B Ma che dici?
A Ma lasciami pensare ... Zac.
B Vuoi svuotarti?
B; No; non mi pare sia il caso.
A. E' abbastanza insensato.
B e C: Caramellaro. Caramellaro!
(Insieme). Linguaggio d'infante.
Musica ad organizzare le sensazioni dalla testa ai piedi fino all'eternità
delle passioni.
Il tuo agire, quel tuo argomentare e rappresentare, che un giorno ci piacque,
è morto nell'odierno baillame.
Insania. Insania! Eccezione ... eccezione sia fatta!
A Eccezione; al posto dell'errore.
B Insania? Magia delle ombre e dei
signori della mente!
C: Muti e sordi. E' ovvio. Levigate
son le mani e i piedi lo sono.
Sbattono i piedi mentre camminano.
Entrano, entrano voraci le voci a chiedere chi siamo.
Entrano a casa tua i morti del passato che termina lì.
Vita breve. Vita s'allunga per domandare.
Miracolo! Il miracolo richiede decremento d'energia nel suo globale..
Osanna nel più alto dei cieli!
Quale miracolo? (Intervallo che sposta e che parla).
Riassetto di energia di E = mc2.
Non c'entra, cavaliere!
Orsù madre, fammi osservare. Non c'è tempo da errare: non
c'è scampo.
Ci credi, Amleto? E' dipinto quel signore che alto si levava essendo altro,
il diverso da sé sopra le mura di cinta dell'inclíto castello.
(Intervallo che culmina nel privare di forza).
Miracolo richiede estradizione, esclusione dalla vita, in levare.
Eppure mi sembra che tutto si estenda sulla superficie dell'essere che
manca, quell'essere.
A Hai ancora energia?
No (B).
C A forza di entrare, si otturarono
le immagini interiori. Anche le mie meningi.
D A sfondo sessuale?
E No, spiritose le forme: ma sono
figure.
A Incredibile essere dalla testa
rotonda: è uomo a scacchi dipinti.
B Che fare, che dire? Sognare
l'errore? Travisarne il senso?
Chi ci crede? Non-io. Ma adora quello sbagliare.
Le energie non armoniose facevano impazzire.
Che succede? Giardini; le chiazze d'ombra sotto i ciliegi. Finire, ed
incominciare.
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