(Schizofrenia)
"Sono stato
abbandonata da poco" pensava lei stamattina con me (e con sé)
la schizofrenia. Parole di fuoco e di sterile negatività.
In quel largo braccio di tempo dove restai sospeso e oppresso.
Slargo, semplice spiazzo, né aperto né chiuso. Forse aperto
nel solo delirio di donna all'apparire compressa sul viso come specie
umana non viva né morta.
Corollario della specie animale: di qui nasce l'umana specie e si turba.
Gridarono voce a voce, a gran voce.
Voce forte in donna geneticamente tuttora indeterminata.
La schizofrenia è quella breve assenza di vita che si situa
nel buio delle premesse impedite, sbarrate ad un figlio all'apparire della
nuova lingua. Il nato è rubicondo e troppo caldo, occupa
l'intero anfratto del parlar astratto.
Similmente con specie umana. Essa smentisca; ha mentito? Smentisco: abbiamo
noi mentito nei suoi confronti: essa smentisca a sua volta. Mi sono fatto
io in due; ho abbracciato largo pensiero dei secoli passati. In due diviso:
divinatoria intuizione: spiazzo per gli astanti; coloro che si apprestano
ad essere presenti in codesto fresco luogo stramazzando al suolo.
Incantatore. Tra i diavoli.
Movimenti d'un pensiero: gesti della lingua che dice il suo; afferrarne
il senso così da piegarlo a favore della specie che evolve.
E che dire del ragazzo uscito d'improvviso dal corridoio dietro il colonnato?
Nel mezzo del chiostro che noi abbiamo osservato ieri sera?
E' parte di uomini allo sbando.
Schizofrenia vestita di bianco, ad ingannarci di nuovo.
Pensiero ritorto e irrisolto: fiamme del viso che s'è ricoperto
di idee e sentimenti da uomo superbo.
Egli così asseriva di fatto.
Pudibondo amore; amore da esternare; toccante fisico amore.
E' falso a ben ricordare!
Stiamo procedendo in mezzo a quei due; di pari passo verso l'evolvere
nano.
Domandai corpo fisico e amoroso alla luna, alta nel cielo.
Narrava essa di poemi di umida specie; potenza di fuoco; sparizioni necessarie
a che si verificasse la scorciatoia che abbiamo intrapreso da ultimo al
fine d'incontrare la battuta ironica e strafottente a mo' d'esempio tratta
da un gesto d'Amleto.
Puntiforme dico io: è l'io che corre nel tempo quell'io e me lo
rimangio.
Senza essere padre; lo ricordo.
Privo d'aiuti in denaro.
Finzioni; strappi e corse al centro del significare. Nel cuore del suo
essere malato e interdetto.
Ed ecco: si sottrae la lingua.
Non c'è da parlare, né da fare alcunché; ma forse
c'è da ascoltare. Sentimenti d'un'idea nel principiare; sentimenti
di forza disumana.
Immagine che si tocca, come materia ben tornita; impiastricciata più
tardi di vigore. Non è vero impiastricciata, ma impregnata di corpi
voluttuosi; di piaceri speculari. Non è morbosa la forma; è
pietà che scende dal Calvario.
Amleto toccò davvero la materia? Chi lo aveva creato; chi l'aveva
generato e provato sulla scena, portava in quell'icóna anche tanti
uomini in assetto di guerra.
Uomini a prima vista per nulla complicati, uomini dai sentimenti naturali;
uomini tra uomini con poche distinzioni. Osservatori di se stessi. Così
che si propaghi il pensiero: Amleto finge? "No; non è sconfitto".
Come se il pensiero procedesse da uno all'altro: uomini da uno all'altro
entro un unico serraglio. Non essere mai più. Non evitare la morte,
viverla in compagnia, come si usa nell'urinare. (Morire con gli altri).
Attraversando l'aula. Numerosi uomini in assetto di guerra; sì
lineari, genuini, privi di arzigogoli e sovrastrutture.
Non c'è raccoglimento, né silenzio, perciò non c'è
creazione. Un surplus di finzione così che m'è possibile
concludere la lettura di quel pensiero.
Quel tardo pensiero: non ha umiltà, Amleto non era sincero, nell'opporsi
all'idea di sé, fin in eccesso speculare.
Le sue ciglia bagnate; intrise di sangue.
Roteava le braccia e ammassava idee guerresche empiendo gli angoli del
reame dannato di Danimarca.
Intontito e perseguitato dagli uomini colui che l'aveva creato stentava
a parlare con la voce e la sensibilità acutissima che sperimenta
anima che accetti di perdere la vita entro un futuro qui a venire.
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